CASSAZIONE.SICHIUDE IN MACCHINA PER EVITARE CONTROLLI.E’ RESISTENZA.

Associazione Professionale Polizia Locale D'Italia

Da diritto e giustizia di giuffre’

delitti contro la pubblica amministrazione | 29 Maggio 2017

Controllo dei carabinieri, si barrica in auto e minaccia di darsi fuoco: condannato

L’uomo è ritenuto responsabile di “resistenza a pubblico ufficiale”. Respinta l’obiezione difensiva, secondo cui il comportamento tenuto era valutabile come mera resistenza passiva.

(Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza n. 26869/17; depositata il 29 maggio)

Fermato dai carabinieri e beccato a guidare senza patente, senza i documenti del veicolo e senza la copertura assicurativa. La sua reazione è imprevedibile: si barrica nell’automobile e minaccia di darsi fuoco, esibendo una bottiglietta contenente liquido infiammabile. Una volta uscito sano e salvo dalla vettura, però, l’uomo deve fare i conti con la giustizia: la condotta da lui tenuta gli vale una condanna per “resistenza a pubblico ufficiale”. (Cassazione, sentenza n. 26869/2017, Sezione Sesta Penale, depositata oggi).

Atto. Confermata ora in Cassazione la visione adottata dai giudici del Tribunale prima e della Corte d’appello poi. Nessun dubbio, in sostanza, sul fatto che l’uomo, barricandosi in auto e minacciando di darsi fuoco, abbia messo in atto una condotta catalogabile come «resistenza a pubblico ufficiale».
Respinta l’obiezione proposta dal legale, secondo cui il suo cliente si era reso protagonista di «un comportamento di mera resistenza passiva» poiché «la minaccia aveva ad oggetto un danno riguardante la propria persona».
Per i giudici bisogna tenere a mente che «la minaccia ad un pubblico ufficiale» può essere costituita anche «da una condotta autolesionistica» finalizzata ad «impedire o contrastare il compimento di un atto dell’ufficio». E in questa vicenda, viene rilevato, l’uomo «non si è limitato a disobbedire alle richieste dei carabinieri, barricandosi all’interno dell’autovettura», bensì ha messo in atto «un comportamento volto ad impedire, con l’uso della minaccia, al pubblico ufficiale di compiere l’atto del proprio ufficio», cioè effettuare un «fermo amministrativo del veicolo».