COMUNICATO STAMPA DEL PRESIDENTE NAZIONALE SILVANA PACI IN MERITO ALLO SCIOPERO.

Associazione Professionale Polizia Locale D'Italia

IL COMUNICATO E’ CORREDATO DALL’EDITORIALE DEL NOSTRO ORGANO DI STAMPA.

A seguito degli ultimi accadimenti che vedono quotidianamente personale delle Polizie Locali d’Italia subire lesioni e aggressioni per cause di servizio, riportando lesioni e danno alla loro salute alla pari delle altre forze di polizia, è ormai improcrastinabile che lo Stato ponga fine alla grave discriminazione ai loro danni.
E ‘ora che lo Stato prenda una decisione definitiva chiara nei loro confronti: o poliziotti a tutti gli effetti o impiegati a tutti gli effetti, con tutto ciò che ne consegue.
Ogni manifestazione quindi che vada a portare l’attenzione e il focus sulla problematica ben venga.
Per questo motivo l’ANVU sensibilizza i propri iscritti a partecipare a ogni tipo di manifestazione, scioperi compresi che vadano in tali direzioni. L’ANVU ritiene indispensabile, prima di tutto, che la Polizia Locale rientri nel contrato di diritto pubblico.
Quando oltre venti anni fa la Polizia Locale fu traslata nel diritto privato era solo ANVU a gridare allo scandalo e ad avvertire tutti che sarebbe stato un grave vulnus .
Oggi c’è convinzione unanime su questo punto e quindi ogni tipo di manifestazione in tal senso è ex se anche una giusta rivendicazione. ANVU come contenuto nell’allegato editoriale del nostro Presidente Nazionale, sono anni che lo sostiene, ma, come precisato anche nel editoriale stesso, nel rispetto di tutti i suoi iscritti che hanno il sacrosanto diritto di aderire ai sindacati che ognuno sceglie, principio sancito dal nostro statuto, lascia ciascuno libero di aderire o meno a tali iniziative.


EDITORIALE

LA POLIZIA LOCALE TUTELA LA SICUREZZA DEI CITTADINI.
DOPO UNA VITA DI PROMESSE NON MANTENUTE ORA SERVONO I FATTI

Correva l’anno 1994 e l’ANVU si recava a Roma per denunciare alla Nazione tramite un programma televisivo, il più grande scempio che la Polizia Locale d’Italia stava subendo da duemila anni a quella (e a questa) parte: la privatizzazione.
L’ANVU fin da allora aveva delineato uno scenario, che poi nei venticinque anni successivi si è rivelato drammaticamente vero, segnando il tracollo della categoria attraverso la sua più bieca aziendalizzazione, la negazione di diritti pubblici, l’apertura a ogni più torva deformazione del lavoro in senso aziendale nell’accezione più brutta del termine, come la performance, connotata anche da risultati economici del “fare cassa”, nonché la trasparenza anche di provvedimenti e dati personali dei singoli operatori, l’accesso civico pressoché su ogni atto e il pagamento di qualsivoglia onere esattamente come dei privati cittadini qualunque. All’epoca Anvu era una voce nel deserto? Forse si.

Venticinque anni ove le proposte di legge di riforma si sono succedute a decine, senza mai trattare seriamente l’argomento, senza mai concludersi, piuttosto concentrandosi su altri aspetti, sì importanti, ma non quanto quello del ritorno nel pubblico impiego.

Proposte e disegni di legge lunghi decine e decine di articoli, capaci di trattare tutto e il contrario di tutto, in maniera da appesantirsi a tal modo da non riuscire a disincagliarsi dalle secche del dibattito politico, professionale e sindacale.

L’ANVU desidera oggi tornare a porre al vertice della piramide delle priorità per la salvezza della Polizia Locale d’Italia, proprio questa riforma, vuoi anche fatta di un solo articolo di legge, in modo da fare transitare la categoria dal secondo al terzo articolo del Testo unico sul pubblico impiego, vale a dire il decreto legislativo n. 165 del 2001.

Esattamente come accaduto ai colleghi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che nel 2004, dopo dieci anni di feroce privatizzazione, hanno visto riconoscere la loro naturale posizione di diritto pubblico, uscendo dal calvario che il codice civile prevede per le aziende private commerciali. E se i vigili del fuoco, potente struttura nazionale incardinata nel Ministero dell’Interno, hanno sofferto gli effetti della privatizzazione, figuriamoci cosa può essere accaduto alla Polizia Locale, polverizzata in oltre ottomila comuni.

Tale riforma di un solo articolo potrebbe apparire come un piccolo saltello, apparentemente insignificante, ma in realtà rappresenterebbe una evoluzione copernicana, addirittura “a costo zero”, dato che il ritorno nel pubblico impiego segnerebbe d’un colpo la fine delle mille avversità che oggi affliggono la Polizia Locale.

Basti pensare che le peggiori normative, non ultime quelle sulla spending review, sulla austerity, sulla previdenza e l’assistenza, sulla messa alla berlina degli uffici e dei dipendenti pubblici, recano ormai tutte una formula inconfondibile, come lo spartiacque di Mosé: la presente legge non si applica ai rapporti di lavoro e alle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. n. 165 del 2001. Proprio a voler significare che i dipendenti “non privatizzati”, cioè i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e delle Forze di Polizia di Stato, il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia, vengono risparmiati da ogni sorta di taglio, restrizione, obbligo, onere e vincolo di carattere aziendale e privatistico incompatibile con la natura pubblica della funzione svolta e l’interesse pubblico perseguito.

Poiché, appunto, la funzione svolta e l’interesse pubblico perseguito dalla Polizia Locale sono del tutto identici a quello del personale delle Forze di Polizia di Stato, è giocoforza ammettere, oggi più che mai visto l’incredibile aumento e equiparazione di competenze, che anche essa si trovi annoverata in quell’articolo 3, comma 1.

Questo l’obiettivo che l’ANVU da sempre ha anteposto a tutto, dichiarandolo come prioritario a costo di vedere approvata una legge di un solo articolo. Ma ANVU da sempre è, e resta anche ancorata ad una realtà che pretende una riforma che vada a migliorare le condizioni della Polizia Locale Italiana, equiparandola alle Forze di Polizia, una riforma che intervenga affinché in tutto il Paese la formazione sia obbligatoria e patrimonio a disposizione di tutti gli operatori, che l’armamento a difesa della collettività e degli stessi operatori sia reso obbligatorio e non a discrezione di questo o di quello, che finalmente vi sia il riconoscimento di tutte le tutele lavorative e pensionistiche così come avviene per le altre Forze di Polizia, che i servizi di Polizia Locale siano considerati servizi essenziali e quindi obbligatori per tutti gli Enti, di svincolare la spesa per la polizia locale dal patto di stabilità e dalla legge di bilancio, che vengano definite in maniera chiara e certa le qualifiche degli operatori, che vengano dati gli accessi gratuiti a tutte le banche dati nonché le esenzioni ai pagamenti di tasse e imposte, che lo sviluppo della carriera sia esclusivamente dall’interno per assumere i ruoli di ufficiali e comandanti, Anvu ritiene questo il minimo necessario ma aspira e condivide soprattutto proposte che tendono a valorizzare maggiormente tutta la Polizia Locale Italiana, attribuendogli il giusto riconoscimento e valore.
Anvu è “una associazione a carattere indipendente, pertanto non legata in alcun modo a movimenti sindacali o a partiti politici” una scelta fatta fin dalla Sua fondazione è continuerà ad esserlo in linea con il suo Statuto; ed è per questo motivo che oggi più che mai chiede che tutte le parti si uniscano affinché si raggiunga l’obiettivo di ottenere finalmente il riconoscimento dei sacrosanti diritti della Polizia Locale Italiana. Certo è che il ritorno al regime di pubblico del rapporto di lavoro per la Polizia Locale non è un punto di arrivo ma è, per noi l’indispensabile partenza per svolgere e garantire, al meglio, un importante servizio pubblico ai cittadini: la sicurezza.


Silvana Paci
Presidente Nazionale ANVU