IL DISEGNO DI LEGGE SULLA RIFORMA DELLA POLIZIA LOCALE: ENNESIMA ASPETTATIVA DELUSA? IL PENSIERO ANVU

Associazione Professionale Polizia Locale D'Italia


Lo scorso 12 giugno il Governo ha reso noto con una certa enfasi il suo schema di disegno di legge recante la delega ad emanare uno o più decreti legislativi per il riordino delle funzioni della polizia locale. ANVU ne ha letto attentamente il testo, anche avvalendosi dei suoi esperti, giungendo a una propria personale conclusione la quale non può non essere condivisa con tutti i colleghi della Grande Famiglia.

Al di là dei bei propositi che ne hanno preceduto e accompagnato l’emanazione, il testo appare abbastanza deludente e inidoneo a soddisfare sia le aspettative della categoria sia le reali esigenze di sicurezza del Paese anzi, francamente, sembra la “solita minestra” partorita dai consueti burocrati.

Ma vediamo meglio qualche dettaglio. In linea generale la legge delega appare nella sua quasi totalità una inutile dicotomia del quadro esistente, andando un po’ a replicare e talvolta anche a restringere quanto già scritto nella cara e vecchia legge n. 65 del 1986.

Prospetta poi qualche favorevole apertura, che tuttavia a ben vedere si rivelerà drammaticamente fittizia in quanto immediatamente neutralizzata dalla clausola di neutralità finanziaria di cui all’articolo 3, a norma della quale dall’attuazione della legge delega e dai decreti legislativi da essa previsti non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Il che significa in sostanza che in futuro non si potrà mai fare nulla, poiché ogni intervento per quanto oneroso, anche se in minima e trascurabile parte, dovrà arrestarsi dinanzi al blocco della spesa.

Lo strumento della “legge delega” è in ogni caso uno strumento assolutamente incapace di fornire una risposta immediata, visto che per la sua approvazione occorrono i consueti tempi parlamentari, commissioni comprese. Con l’ulteriore aggravio che una volta pubblicata in Gazzetta Ufficiale essa non produce effetti istantanei, se non quello di impegnare il Governo nei successivi dodici mesi ad approvare uno o più “decreti legislativi”, vale a dire gli atti aventi valore di legge che traducono tecnicamente nei fatti il mandato del Parlamento. Lo strumento della legge delega, infatti, non disciplina nel dettaglio una determinata materia, ma rimette nella mani del Governo tale compito stabilendo solo i principi e i criteri direttivi, cioè la “cornice” entro la quale l’Esecutivo deve attenersi. Se tali principi e criteri direttivi sono, come in questo caso, talvolta troppo generici e non sufficientemente determinati e, talaltra troppo restrittivi, il Governo potrà agire quasi come gli pare quando deve piegare la polizia locale alle proprie esigenze, e mantenersi rigorosamente alla delega quando deve invece elargire qualcosa.

Il che rappresenta un pericolo per noi che siamo il destinatario finale perché il testo del decreto legislativo sarebbe redatto dagli stessi ministeriali, senza interpellare nessuno, per portarlo all’approvazione di un Governo del quale oggi non si sa nulla, poiché ciò avverrà, come minimo tra due/tre o anche quattro/cinque anni.

ANVU crede che se l’argomento polizia locale stava veramente a cuore, l’Esecutivo avrebbe potuto emanare un “decreto-legge”, già completo di tutto e solo da convertire entro sessanta giorni, anzi volendo ancor prima visto che tante delle auspicate riforme (es. rientro nel pubblico impiego) sono a “costo zero”.

Alquanto grave che la legge delega neghi alla radice tanto l’equiparazione giuridica e lo status di “forza di polizia”, quanto il rientro nel pubblico impiego. Il che significa che tutte le norme aziendali come l’obbligo di performance e di produttività economica, di trasparenza, di accesso civico e di “libera intrusione” da parte dei politici e dei cittadini negli uffici della polizia locale, continueranno ad applicarsi senza considerare le funzioni di polizia svolte. Anzi, la legge delega solidifica la posizione della polizia locale alle regole privatistiche del codice civile e del CCNL “Comparto funzioni locali”, monopolizzato da ARAN, sottoposto a ogni sorta di blocco economico e giuridico, compreso il tetto massimo di spesa. Sicché, insieme alla clausola di neutralità finanziaria lo stallo sarà veramente assoluto e totale per effetto dei vincoli imposti dalla spending review in materia di salari accessori, di assunzioni, di scorrimenti di carriera, ecc. ecc..

L’Unione Europea afferma che oggi la polizia locale è discriminata rispetto alle altre forze dell’ordine, imponendo l’eliminazione di tale svantaggio. La risposta dello Stato italiano è astuta, poiché al risultato vuole pervenire modificando le “nozioni istituzionali”, proprio come quando si modificano i valori di inquinamento per far tornare legale l’aria inquinata. Si vuole infatti introdurre la “nozione di polizia locale”, ma non è la “nozione dell’istituzione” (nozione della polizia di Stato, nozione dei carabinieri, nozione della guardia di finanza, ecc.) a segnare i confini dell’istituzione medesima, bensì le “funzioni dei singoli”. Quando il “singolo agente di polizia locale” è “agente di polizia giudiziaria” identicamente come il “singolo carabiniere” o il “singolo finanziere” e trovandosi sulla strada dovrà assolvere lo stesso servizio pubblico, sotto la stessa minaccia penale in caso di omissione, ma soprattutto correndo gli stessi identici rischi, non può essere discriminato dal fatto che l’istituzione cui appartiene ha una “nozione” diversa.

La magistratura e le massime cariche istituzionali ci insegnano che la fondamentale garanzia di indipendenza e di autonomia è data dalla “inamovibilità”. In totale controtendenza e contro ogni logica, al comandante della polizia locale tocca invece una sorte diametralmente opposta. Egli è ufficiale di polizia giudiziaria come gli altri suoi colleghi delle forze di polizia dello Stato, poi però si vede – per legge – perennemente “appeso a un filo” e privato di ogni tutela professionale, potendo essere legalmente e immediatamente rimosso a ogni stormir di fronde. L’effetto a cascata sarà quindi inevitabile, rendendo cagionevole anche la posizione di tutti gli altri appartenenti alla polizia locale.

Alla polizia locale si tenta di riservare una differente “nozione” (per provare ad eludere la raccomandazione UE e così negarle l’equiparazione alle altre forze di polizia), poi però le rispettive sale operative dovranno essere collegate al numero unico di emergenza 112, e rispondere a tutte le chiamate di polizia, senza distinzione di funzioni, considerato che sulla strada esse sono formalmente e sostanzialmente identiche (e lo saranno ancora di più, dopo che il decreto legislativo ci avrà assegnato scudi e elmetti). A parte che se non si risolve il nodo degli organici in tutti gli enti locali (e con la clausola di neutralità finanziaria ciò non avverrà mai), e non si dotano tutti gli uffici di polizia locale di un’unica organizzazione di respiro nazionale (standard organizzativi identici in tutta Italia e non Comune per Comune, nonché istituzione di “dipartimenti” con un numero raggruppato di operatori capaci di assicurare il servizio su territori di area vasta e non agenti sparsi singolarmente qua e là), avremo che circa 8.000 realtà delle 8.100 presenti in Italia, sono e continueranno a restare senza sala operativa. Motivo per cui anche il 112 resterà solo una bella dichiarazione di intenti.

A ciò si aggancia il discorso delle banche dati, il cui accesso è sempre più irto di ostacoli e per talune di esse resta o diviene addirittura “a pagamento”. Quindi, per tradurla in pillole: le “nozioni istituzionali” saranno differenti (anche se le “funzioni” sono identiche) così vi teniamo privatizzati, vi paghiamo di meno e come tutele vi diamo scudi ed elmetti (che i Comuni dovranno acquistare), poi però vi agganciamo al 112 e lo scrivete sulle vostre auto, così se c’è una rapina intervenite e se dovete fare lo SDI lo dovete pagare. Cari soci e colleghi d’Italia, al di là dei rilievi tecnico-giuridici fatti dai nostri esperti, la nostra non è una critica a priori, noi vogliamo continuare a dare man forte in maniera costruttiva a chi ha veramente intenzione di fare una riforma della Polizia Locale che sia più utile ai cittadini ma che nel contempo non penalizzi e peggiori il lavoro della polizia locale italiana. Siamo convinti che alla fine si riuscirà a far “quadrare il cerchio”, quindi l’ANVU riparte con i propri interventi presso le istituzioni per lavorare ad un progetto migliorativo della legislatura vigente e in conformità di quanto sostenuto anche dalla Unione Europea, al fine di rendere finalmente merito alla categoria.


SILVANA PACI
Presidente Nazionale ANVU