IL PERMESSO DI SOGGIORNO

Associazione Professionale Polizia Locale D'Italia

DA AUTORIZZAZIONE AMMINISTRATIVA A DOCUMENTO DI RICONOSCIMENTO

Si e molto discusso, e si continua a farlo, circa la qualità giuridica di documento identificativo da attribuire al permesso di soggiorno. A tal proposito, anche e soprattutto alla luce del contenuto della legge n. 132/2018, che ha apportato significative modifiche elevando il permesso di soggiorno al rango di documento di riconoscimento, è doveroso fare chiarezza onde scongiurare ulteriori, inutili e dannosi fraintendimenti.

Il permesso di soggiorno nella sua accezione originaria è un atto amministrativo autorizzativo che legittima la permanenza di cittadini stranieri in Italia, e deve essere richiesto dallo straniero (pena l’espulsione amministrativa) entro 8 giorni dall’ingresso sul territorio nazionale alla Questura territorialmente competente rispetto al domicilio del richiedente.


modello attuale emesso dal 06.11.2013

modello precedente emesso dal 2010


Non v’è dubbio che nel pregresso la natura giuridica di atto amministrativo autorizzativo del permesso di soggiorno, non consentiva di attribuire a tale documento, in assenza di una espressa previsione di legge, valore di documento di riconoscimento o di identificazione, trattandosi esclusivamente di una autorizzazione a permanere regolarmente nel nostro Paese.

Sulla questione sono intervenute alcune circolari, come ad esempio quella del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 399/M352 del 07/07/2004, recante: “Permesso di soggiorno – Validità quale documento di riconoscimento”, nella quale si affermava:

“ Su richiesta di parere formulato dall’Automobile Club d’Italia, il Ministero dell’interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha chiarito che, in assenza di una espressa previsione normativa, al permesso dì soggiorno non può essere attribuito valore di documento di riconoscimento, trattandosi esclusivamente di una autorizzazione a risiedere regolarmente nel nostro Paese.

Tesi questa che ho sempre condiviso, e che ho sempre sostenuto, sia nei testi a mia firma che nell’abito della formazione del personale di polizia, e da cui deriva la circostanza secondo la quale: quando il cittadino straniero deve essere identificato deve esibire il passaporto o altro documento equipollente, ossia:

  • Permesso di soggiorno di lungo periodo (ex carta di soggiorno)
  • Documenti di viaggio per apolidi
  • Documenti di viaggio per rifugiati
  • Titoli di viaggio per stranieri
  • Libretto di navigazione
  • Documento di navigazione aerea
  • Lasciapassare delle Nazioni Unite
  • Documento dalla NATO al proprio personale militare
  • Lasciapassare
  • Lasciapassare o Tessera di frontiera
  • Carta d’identità per gli stati che hanno aderito all’accordo Parigi il 13.12.1957
  • Carta d’identità per gli stati che hanno particolari accordi bilaterali

Tuttavia, bisogna dar conto del fatto che il Ministero dell’Interno, probabilmente per questioni di opportunità legate alla gestione degli stranieri titolari di protezione internazionale, aveva cambiato posizione; sicché, in deroga alle disposizioni dell’art. 14 del d.P.R. n. 223/89, o a quelle di cui all’art. 6, comma 3 e 4, del D. Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, il quale prevede che il cittadino straniero che intende entrare nel territorio italiano DEVE essere munito di passaporto, o di un documento equipollente, ed ha l’obbligo di esibirlo su richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, aveva affermato che è possibile identificare e iscrivere in anagrafe un cittadino straniero titolare di protezione internazionale (richiedente asilo, rifugiato o in stato di protezione sussidiaria) privo di passaporto o documento equipollente, munito del solo permesso di soggiorno o ricevuta, che, solo per questa particolare categoria di cittadini stranieri, potranno supplire alla mancanza di passaporto come documento di riconoscimento e identificazione utile ai fini dell’iscrizione anagrafica.

Principio, quello dell’identificazione attraverso il permesso di soggiorno, ribadito anche nella circolare dell’Ufficio II Direzione centrale dei servizi civili per l’Immigrazione e asilo datata 17 agosto 2016.

In sostanza, attraverso la citata circolare, il dicastero dell’interno sosteneva che ai fini del rilascio di una carta d’identità e la semplice iscrizione anagrafica dello straniero richiedente protezione internazionale, si ottiene a seguito del possesso di un valido permesso di soggiorno che, al di la della tipologia per cui viene rilasciato, si configura come documento identificativo.

Riguardo al tema corre l’obbligo di menzionare anche il contenuto di alcune direttive emanate dalle Procure della Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni, come ad esempio Bologna e Milano, le quali tra i documenti identificativi vanno ad indicare anche il “permesso di soggiorno”; ciò, evidentemente, nell’interesse primario del minore, sebbene il permesso di soggiorno non possiede pienamente tale valenza giuridica che invece troviamo nel permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.

Comunque sia, ed a prescindere da come la si possa pensare, la novità, che sembra risolvere la questione, e costituita dall’art. 13 (Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica) di cui alla legge 1° dicembre 2018, n. 132, che va a modificare l’articolo 4, comma 1 e 1-bis del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142:

Art. 4 (Documentazione)

“1. Al richiedente è rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta asilo valido nel territorio nazionale per sei mesi, rinnovabile fino alla decisione della domanda o comunque per il tempo in cui è autorizzato a rimanere nel territorio nazionale ai sensi dell’art. 35 -bis, commi 3 e 4, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25. Il permesso di soggiorno costituisce documento di riconoscimento ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

1 -bis. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, e dell’art. 6, comma 7, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. ( Omissis )”.

Per quanto precede, allora, ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, il permesso di soggiorno assurge, definitivamente ed una volta per tutte, al rango di documento di riconoscimento. A tal proposito, appare sensato ritenere che la disposizione sia da considerare applicabile in generale, e non solo nell’ambito della protezione internazionale in cui la modifica è collocata, tanto da consentire di andare ad annoverare a tutti gli effetti il permesso di soggiorno tra i documenti idonei all’identificazione personale.

Questo in pratica vuol dire che un soggetto entrato clandestinamente sul nostro territorio e che si dichiara richiedente la protezione internazionale, anche se privo di passaporto o documento equivalente, quindi non meglio identificato, e di cui non conosciamo le esatte generalità se non quelle da lui stesse dichiarate, DEVE ricevere comunque un permesso di soggiorno, prima un permesso di soggiorno per richiesta asilo, valido nel territorio nazionale per sei mesi, rinnovabile fino alla decisione della domanda o comunque per il tempo in cui è autorizzato a rimanere nel territorio nazionale, e poi, al riconoscimento dello status di rifugiato, un permesso di soggiorno per asilo di validità quinquennale, rinnovabile.

Nel caso poi di riconoscimento dello status di rifugiato, per consentire i viaggi al di fuori del Territorio nazionale, la competente Questura rilascerà anche un documento di viaggio di validità quinquennale rinnovabile secondo il modello allegato alla Convenzione di Ginevra, documento che ha la qualità di documento identificativo e di viaggio e che quindi autorizza a spostarsi anche fuori dal nostro territorio.

In buona sostanza, spero che qualcuno si sia accorto che, nonostante si trattai di documenti identificativi, e nell’ultimo caso anche di viaggio, abbiamo un soggetto di fatto non identificato le cui generalità sono state da lui stesso dichiarate ma in alcuni casi mai riscontrate.

Discutibile anche la questione trattata al comma 1bis relativa al fatto che il permesso di soggiorno, nonostante documento identificativo, non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica, questione che ha già suscitato alcuni ricorsi, vedansi quelli presentati presso i Tribunali di Firenze, Bologna e Genova, che hanno invece riconosciuto il diritto dei richiedenti asilo all’iscrizione nel registro della popolazione residente.

Forse, come accade in altri paesi dell’U.E. è arrivato il momento di pensare, in questi casi, ad una iscrizione in un apposito registro dell’anagrafe con contestuale rilascio di un documento identificativo assestante di breve durata e che soprattutto non sia la Carta d’Identità utilizzata per i cittadini italiani, questo in parte risolverebbe i problemi di carattere giuridico riscontrati da alcuni Tribunali.

A questo punto, però, nell’ambito delle attività di controllo delle persone munite di detto titolo, prestiamo particolare attenzione, e prima di qualunque altra operazione controlliamo l’autenticità di ciò che ci viene esibito! La tecnica è sempre la stessa … verifico le tecniche di stampa, e le misure di sicurezza antifalsificazione, se non ho conoscenze dirette utilizzo o reperisco informazioni affidabili evitando la pericolosissima tecnica del “per sentito dire”.

Rammento che il modello di permesso di soggiorno di attuale emissione è protetto dalle possibili falsificazioni attraverso:

  • REAZIONI U.V.: Il verso e il recto, illuminato da una lampada di Wood (365 nm.) evidenzia un fondo scuro con una luminescenza di stelle alternate all’acronimo “EU” (stampa latente) con effetto ad iride e microscritture all’interno delle lettere.
  • PELLICOLA OLOGRAFICA: Sul recto del documento è applicata una pellicola trasparente applicata a caldo con immagine olografica, raffigurante un rosone con immagini geometriche con all’interno il globo terrestre su cui è realizzato in modo speculare la lettera “E” acronimo di Europa, circondata dalle 12 stelle della bandiera europea. L’effetto cinetico è osservabile modificando l’angolo di osservazione.
  • V.I.: Sul recto, in alto a sinistra, è presente il simbolo di documento elettronico (biometrico) stampato con inchiostro ottico variabile cangiante da oro a verde, visibile cambiando l’angolo di osservazione.
  • LASER ENGRAVING: I dati di personalizzazione sono realizzati mediante incisione con laser e si distingue dagli altri elementi della personalizzazione per la profondità del tratto rispetto alla superficie della carta. Con la stessa tecnica è stato realizzato il numero del documento. La combinazione tra la scheda in policarbonato e l’incisione di alcuni dati con tecnica al laser offrono una delle protezioni più sicure contro eventuali falsificazioni.
  • FONDINO DI SICUREZZA: Su tutto il documento sono stampati, con diverse grafiche, fondini di sicurezza utili ad evitare le riproduzioni mediante scanner. I principali sono: stampa ad iride ed ondulata e microscrittura.

Non dimentichiamo, infine, che il permesso di soggiorno emesso dal 6 novembre 2013 è un documento biometrico che all’interno del microprocessore contiene: i dati biometrici, anagrafici, la foto e le impronte digitali del titolare del documento, facilmente verificabili attraverso apposita strumentazione ormai in uso in diversi uffici soprattutto della Polizia Locale.

Insomma … comunque la pensiate rispetto al fatto che il permesso di soggiorno abbia assunto il rango di documento identificativo, e ferme restando le perplessità legate al rilascio a coloro che si dichiarano richiedenti protezione internazionale, ma non meglio identificati, si tratta di una nuova importante opportunità che sicuramente faciliterà il controllo e l’identificazione del cittadino straniero su strada, e questo non è cosa di poco conto.


Raffaele CHIANCA
Consulente esperto in materia