//NOVITA AMBIENTALI A CURA DELL’AVV. ROSA BERTUZZI.

NOVITA AMBIENTALI A CURA DELL’AVV. ROSA BERTUZZI.

– NOVITA’ ADR 2019

Il prossimo 1° gennaio 2019 è prevista la modifica dell’accordo Europeo relativo al trasporto di merci pericolose su strada ovvero entrerà in vigore la nuova edizione A.D.R. (A.D.R. 2019). E’ disponibile il draft degli emendamenti (Allegati A e B) approvati dal WP15 dell’Unece: se non ci saranno modifiche, che gli Stati devono comunicare entro il 1° luglio 2018, entreranno in vigore per tutti gli Stati contraenti il 1° gennaio 2019

 

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Cass. Sez. III n. 49693 del 30 ottobre 2018 (Ud 5 lug. 2018)

Acque. Acque meteoriche di dilavamento

In tema di tutela penale dall’inquinamento, le acque meteoriche da dilavamento sono costituite dalle sole acque piovane che, cadendo al suolo, non subiscono contaminazioni con sostanze o materiali inquinanti, poiché, altrimenti, esse vanno qualificate come reflui industriali ex art. 74, lett. h), D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.

 

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Corte di Giustizia Cause riunite da C‑487/17 a C‑489/17 

«Rinvio pregiudiziale – Ambiente – Direttiva 2008/98/CE – Rifiuti – Decisione 2000/532/CE – Elenco europeo dei rifiuti – Classificazione dei rifiuti – Codici specchio – Rifiuti ai quali possono essere assegnati codici corrispondenti a rifiuti pericolosi e a rifiuti non pericolosi – Rifiuti prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti urbani».

 

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Cass. Sez. III n. 50143 del 7 novembre 2018 (Ud 9 ott. 2018)

Rifiuti. Nozione di gestione

La definizione di «gestione» di cui all’art. 183, comma 1, lett. n) d.lgs. 152/06 è una definizione ampia, che sostanzialmente comprende ogni fase del ciclo dei rifiuti, dal momento della loro produzione alla loro definitiva eliminazione, attraverso l’indicazione delle operazioni che la caratterizzano e che va letta considerando l’insieme delle disposizioni riguardanti la disciplina dei rifiuti e le modalità di svolgimento delle varie operazioni, senza possibilità di scindere e considerare separatamente le singole attività al fine di sottrarle all’applicazione della normativa di settore

 

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Cass. Sez. III n. 47712 del 19 ottobre 2018 (UP 14 giu 2018)

Rifiuti. Rottami di ferro

Il Regolamento n. 333/2011 non può ritenersi abrogativo del decreto 5/2/1998, come si ricava distintamente dal comma 3 dell’art. 184-ter citato, che tale ultimo provvedimento richiama in modo espresso, ammettendone la perdurante vigenza (sia pur fino all’adozione di nuovi decreti ministeriali). Al contempo, peraltro, il medesimo provvedimento comunitario prevede – tra le caratteristiche che i rottami di ferro debbono avere per perdere la qualità di rifiuto – l’avvenuta cesoiatura, senza specificazioni tecniche. Queste ultime, tuttavia, a giudizio del Collegio debbono essere comunque previste, e debbono essere normate, al fine di evitare, per un verso, che rifiuti con caratteristiche molto diverse possano esser sottoposti alla medesima, rilevante disciplina in tema di end of waste, e, per altro verso, che l’assenza di regole dettagliate – specie in una materia ad alto tecnicismo – stravolga la ratio ed il significato delle disposizioni (comunitarie) medesime (ad esempio, poter vendere come usate le rotaie solo in apparenza recuperate, ma in realtà caratterizzate da cesoiatura di ampia portata). Ecco, dunque, che la necessità di accompagnare una disciplina così tecnica con specifiche disposizioni esecutive comporta, in assenza di espressa previsione, che queste siano comunque ricavate dalla normativa vigente, da individuare nel caso in esame nelle specifiche CECA, alle quali il d.m. 5 febbraio 1998 fa diretto rinvio in punto di lunghezza massima della parti “cesoiate” (lunghezza che, per emergenza pacifica, non è stata rispettata nella vicenda di cui trattasi). Sì da ravvisarsi, tra i due testi, quella “totale sintonia quanto a strumenti e finalità” che la Corte di appello ha correttamente evidenziato.

 

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Cass. Sez. III n. 47719 del 19 ottobre 2018 (UP 17 set 2018)

Rumore. Prova del disturbo

In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, che l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete.

 

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Cass. Pen. Sez. III n. 50129 del 07 novembre 2018

Rifiuti. Rifiuti da manutenzione edilizia ordinaria: quale normativa si applica

In tema di rifiuti, possono essere identificati quali rifiuti derivanti dalla manutenzione delle infrastrutture, disciplinati dall’art. 230 del D.L.vo 152/2006, nell’ambito delle speciali categorie di rifiuti di cui agli artt. 227 e ss del medesimo decreto, solo i rifiuti derivanti dalla manutenzione delle infrastrutture di rilevanza pubblica (per le quali effettivamente vige un criterio derogatorio in ordine alla individuazione del sito di deposito dei rifiuti in tal modo prodotti laddove gli stessi possano essere destinati al riutilizzo senza la necessità di alcun tipo di trattamento). Tale normativa non è, quindi, applicabile ai rifiuti derivanti della svolgimento della ordinaria attività di manutenzione edilizia, né quella di cui all’art. 266, comma 4, del medesimo decreto 152/2006: diversamente, si avrebbe l’inaccettabile conseguenza che il produttore di rifiuti potrebbe sia lasciarli sul luogo di produzione indefinitamente, in tal modo impedendo ai medesimi di acquisire la qualifica normativamente significativa di rifiuti, sia, addirittura, trasferirli, senza che gli stessi acquistino la qualifica di rifiuti, dal luogo di loro produzione verso un luogo diverso dalla sua sede o domicilio

 

 

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Cass. Pen. Sez. III n. 50134 del 07 novembre 2018

Rifiuti. Terre e rocce da scavo e sottoprodotti: su chi grava l’onere della prova

In tema di rifiuti, l’applicazione della disciplina sulle terre e rocce da scavo (art. 186 del D.L.vo 152/2006), nella parte in cui sottopone i materiali da essa indicati al regime dei sottoprodotti e non a quello dei rifiuti, è subordinata alla prova positiva, gravante su chi intende far valere tale condizione, della sussistenza delle condizioni previste per la sua operatività, in quanto tale disciplina ha natura eccezionale e derogatoria rispetto a quella ordinaria.

NELL’area Soci i provvedimenti.

 

 

 

2018-12-08T14:53:21+00:00

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