//NOVITA’ AMBIENTALI DI FINE ANNO. AVV. ROSA BERTUZZI.

NOVITA’ AMBIENTALI DI FINE ANNO. AVV. ROSA BERTUZZI.

ADDIO AL SISTEMA DI CONTROLLO DELLA TRACCIABILITA’ DEI RIFIUTI (SISTRI)

Sembra tramontare definitivamente il sistema SISTRI.

L’art. 6 del D.L. 14 dicembre 2018, n. 135 (“Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione”), in vigore dal 15 dicembre scorso, ha difatti disposto la soppressione del SISTRI a partire dal 1 gennaio 2019.

Vengono parallelamente eliminate le disposizioni di legge in cui si fa riferimento al Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti ed è altresì previsto che, fino alla piena operatività di un nuovo sistema di tracciabilità direttamente gestito dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, gli operatori dovranno assicurare la tracciabilità dei rifiuti ricorrendo ai tradizionali mezzi cartacei: Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD), registri di carico/scarico e Formulari di Identificazione Rifiuti (FIR) ai sensi degli artt. 188, 189, 190 e 193 del d.lgs. 152/2006. Non sarà pertanto più dovuto, a partire dal 1 gennaio 2019, il versamento del contributo SISTRI.

Non resta ora che attendere la conversione in legge del Decreto Legge da parte del Parlamento.

 

AGGIORNAMENTI SUL FRONTE EUROPEO IN MATERIA DI END-OF-WASTE

Nell’ambito di un rinvio pregiudiziale da parte di un giudice estone in merito all’interpretazione dell’art. 6 (“Cessazione della qualifica di rifiuto”) della direttiva 2008/98/CE (cd. Direttiva quadro in materia di rifiuti), l’Avvocatura Generale dell’Unione Europea ha presentato, lo scorso 29 novembre, le proprie conclusioni generali (causa C-60/18 AS Tallinna Vesi c. Keskkonnaamet), proponendo alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di interpretare l’art. 6 nei seguenti termini: (1) gli Stati Membri possono prevedere che i rifiuti siano assoggettati alla normativa relativa ai rifiuti fintantoché non soddisfino i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto stabiliti, per il rispettivo specifico tipo di rifiuti, mediante un atto giuridico europeo o nazionale di portata generale; (2) in mancanza di tali criteri, il detentore dei rifiuti ha diritto di chiedere all’autorità competente o ad un giudice nazionale di accertare, per un determinato rifiuto, la cessazione della qualifica di rifiuto laddove tale rifiuto sia stato reso utilizzabile al di là di ogni ragionevole dubbio attraverso un’operazione di recupero, senza compromettere la salute umana o danneggiare l’ambiente o senza che il detentore se ne disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsene.

Qualora recepite dalla Corte di Giustizia, tali conclusioni rappresenteranno un ulteriore tassello a favore della possibilità di ricorrere all’End-Of-Waste caso per caso, pure in mancanza di disposizioni generali a livello europeo o nazionale.

 

OBBLIGO DI ISCRIZIONE ALL’ALBO NAZIONALE E AL SISTRI PER L’OPERATORE CHE SUBAPPALTA IL TRASPORTO E LO SMALTIMENTO RIFIUTI

Con sentenza n. 943 del 9 novembre scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna ha precisato che l’impresa aggiudicataria del servizio di trattamento dei rifiuti che abbia subappaltato le relative prestazioni deve essere iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e al SISTRI, assumendo la veste di “intermediario” ai sensi della normativa in materia di rifiuti.

I giudici hanno infatti stabilito che la nozione di “intermediario” (definito dall’art. 183 del d.lgs. 152/2006 quale il soggetto che “dispone il recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di terzi, compreso gli intermediari che non acquisiscono la materiale disponibilità dei rifiuti”) ben si attaglia all’aggiudicatario del servizio che subappalti fasi del trattamento dei rifiuti, in quanto il subappalto non istituisce un rapporto negoziale diretto fra stazione appaltante e subappaltatore, il quale opera su incarico del solo subappaltante/aggiudicatario, per cui quest’ultimo assume proprio la veste di soggetto interposto tra produttore e smaltitore dei rifiuti che sostanzia la nozione di “intermediario”. > allegato 1

 

LA GUIDA DEL CITTADINO PER L’ACCESSO ALLA GIUSTIZIA IN MATERIA AMBIENTALE 

Lo scorso ottobre la Commissione europea ha adottato la “Guida del cittadino per l’accesso alla giustizia in materia ambientale”, facendo seguito alla sua precedente “Comunicazione sull’accesso alla giustizia in materia ambientale” del 28 aprile 2017, volta a spiegare in dettaglio quanto la Corte di giustizia dell’Unione europea ha indicato sul modo in cui gli organi giurisdizionali nazionali devono trattare i ricorsi intentati da membri del pubblico contro decisioni, atti od omissioni delle autorità pubbliche degli Stati membri che riguardano l’ambiente.

La Guida, la quale non è vincolante né intende in alcun modo discostarsi dal contenuto sostanziale della Comunicazione, fornisce dunque una sintesi delle principali conclusioni della Comunicazione stessa in materia di accesso alla giustizia in materia ambientale, delineando un insieme di garanzie che consente ai membri del pubblico di contestare la legalità di decisioni, atti od omissioni di autorità pubbliche degli Stati membri dinanzi a un organo giurisdizionale nazionale. > allegato 2

 

LA QUALIFICAZIONE DELLE ACQUE DI LAVAGGIO DEI CAPANNONI DI ALLEVAMENTO DI ANIMALI

Con sentenza n. 51006 del 9 novembre scorso, la terza sezione penale della Corte di Cassazione, nel condannare il titolare di un’azienda agricola per il reato di cui all’art. 137 del D.Lgs. 152/2006, ha ribadito che nella nozione di acque reflue industriali rientrano tutti i tipi di acque derivanti dallo svolgimento di attività produttive, ovvero tutti i reflui che non attengono prevalentemente al metabolismo umano ed alle attività domestiche, cioè non collegati alla presenza umana, alla coabitazione ed alla convivenza di persone, né si configurano come acque meteoriche di dilavamento, intendendosi per tali quelle piovane anche se venute in contatto con sostanze o con materiali.

Da ciò discende che sono da considerare scarichi industriali, oltre ai reflui provenienti da attività di produzione industriale vera e propria, anche quelli provenienti da insediamenti ove si svolgono attività artigianali e di prestazioni di servizi, quando le caratteristiche qualitative degli stessi siano diverse da quelle delle acque domestiche.

Devono pertanto pacificamente ritenersi rientranti nella nozione di acque reflue industriali quelle provenienti e scaricate dalle operazioni di lavaggio di capannoni adibiti in forma stabile ad allevamento di animali, indipendentemente dall’occasionalità delle immissioni. > allegato 3

 

INQUINAMENTO ACUSTICO E PARTICOLARE TENUITA’ DEL FATTO

Con la sentenza n. 51584 del 15 novembre scorso, la terza sezione penale della Corte di Cassazione, nel giudicare in merito ad un pub che diffondeva a notte inoltrata musica ad alto volume, ha precisato che con riguardo al reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, punito dall’art. 659, c. 1 cod. pen., ai fini dell’applicazione della causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis cod. pen., il giudice deve valutare la durata e il grado di intensità del disturbo. Ciò rileva con riferimento non già al requisito della non abitualità della condotta, che è unica, quanto alla qualificazione del fatto come di “lieve entità”, rispetto alla quale assumono rilevanza la protrazione nel tempo della condotta illecita e l’intensità degli effetti dalla stessa provocati. > allegato 4

 

REMIND: SCADENZE AMBIENTALI – ATTIVITA’ ESTRATTIVE DI CUI AL D.LGS. 117/2008 

Ai sensi dell’art. 11, c. 2 del d.lgs. 117/2008 (“Attuazione della direttiva 2006/21/CE relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive e che modifica la direttiva 2004/35/CE”) entro il 31 dicembre prossimo il titolare di attività estrattiva dovrà attestare che i cumuli, le dighe, i bacini di decantazione e le strutture di deposito dei rifiuti di estrazione sono progettati, utilizzati e mantenuti in efficienza in modo sicuro e che è stata implementata una politica di prevenzione degli incidenti ed adottato un sistema di gestione della sicurezza tali da garantire che i rischi per la salute umana e l’ambiente siano stati eliminati o, ove ciò non sia praticabile, ridotti al minimo accettabile e adeguatamente tenuti sotto controllo.

 

REMIND: SCADENZE AMBIENTALI – VEICOLI FUORI USO

Ai sensi dell’art. 11, c. 5 del d.lgs. 209/2003 (“Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso”) entro il 31 dicembre prossimo gli operatori economici (produttori, distributori, operatori addetti alla raccolta, compagnie di assicurazione dei veicoli a motore, imprese di demolizione, di frantumazione, di recupero, di riciclaggio ed altri operatori che effettuano il trattamento di un veicolo fuori uso e dei relativi componenti e materiali) dovranno pubblicare e rendere disponibili all’Albo nazionale gestori rifiuti le informazioni relative a: (1) costruzione del veicolo e dei relativi componenti che possono essere reimpiegati, recuperati e riciclati; (2) corretto trattamento, sotto il profilo ambientale, del veicolo fuori uso, con particolare riferimento alla rimozione di tutti i liquidi ed alla demolizione; (3) ottimizzazione delle possibilità di reimpiego, di riciclaggio e di recupero del veicolo fuori uso e dei relativi componenti; (4) progressi conseguiti in materia di recupero e di riciclaggio al fine di ridurre lo smaltimento del veicolo fuori uso e dei rifiuti costituiti dai relativi componenti e materiali.

 

 

Il team Ambienterosa è a vostra disposizione. Per maggiori informazioni: avv. Rosa Bertuzzi (rosabertuzzi@ambienterosa.net).

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2018-12-19T16:21:36+00:00

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