NOVITA’ AMBIENTALI GIUGNO 2021.

NEWSLETTER – Giugno 2021

Avv. Rosa Bertuzzi

 

Modello organizzativo di Gestione ex D.Lgs. 231-01 nell’ambito della prevenzione degli infortuni sul lavoro – La predisposizione di deleghe in materia di sicurezza come sistema organizzativo di prevenzione

Al fine di approfondire le tematiche concernenti le criticità e le misure di prevenzione nell’ambito della sicurezza dei luoghi di lavoro, con riferimento quindi, alla normativa prevista dal Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 e dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, con il presente contributo si intende fornire uno spunto di riflessione in ambito giuridico e pratico sulla materia, al solo fine illustrativo circa le attuali modalità di attuazione dei disposti normativi e sulle interpretazioni giurisprudenziali.

In tema di sicurezza sul lavoro, il Decreto Legislativo 8 Giugno 2001 n. 231 “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica […]” prevede all’art. 25-septies la punibilità della società per i casi di omicidio colposo e lesioni personali gravi o gravissime derivanti dall’inosservanze delle disposizioni sulla sicurezza e la salute nei posti di lavoro.

Terre e rocce da scavo – Il punto sulla normativa alla luce del pacchetto ‘Circular Economy’

La recente e tanto discussa introduzione del decreto c.d. “Economia Circolare”, di cui al D.Lgs 116/2020, che ha apportato rilevanti modifiche sul sistema di gestione dei rifiuti, riformando in più punti la parte Quarta del Testo Unico Ambientale, offre lo spunto per tornare a parlare, ancora una volta, della disciplina, avente natura eccezionale derogatoria rispetto ai principi del testo unico ambientale, relativa alle terre e rocce da scavo, al fine di verificare se, e in che misura, tale disciplina, contenuta nel DPR 120/2017, rappresenta effettivamente una vera e propria ‘semplificazione’ della gestione delle terre e rocce da scavo, alla luce delle novità introdotte da settembre 2020.

La normativa di riferimento del presente articolo, che si vuole cercare di illustrare, come intuito è rappresentata dal D.P.R. 120/17 e dal T.U.A., ciascuno dei quali disciplina differenti aspetti e situazioni, che verranno analizzate in seguito.

 

La nuova disciplina della microraccolta dopo l’entrata in vigore della Circular Economy

La microraccolta è disciplinata dall’art. 193, comma 14, T.U.A. (versione aggiornata al D.Lgs. 116/2020) e prevede espressamente il medesimo caso oggetto del quesito. E’ consentita la raccolta di rifiuti da parte di un unico raccoglitore o trasportatore presso più produttori o detentori, od anche presso diverse unità locali dello stesso produttore, con lo stesso automezzo. Con la nuova normativa, tuttavia, è scomparso il riferimento generico temporale, relativo al “più breve tempo tecnicamente possibile” ed è stato sostituito con una più precisa indicazione “deve essere effettuata nel termine massimo di 48 ore”. Rimangono identiche le prescrizioni relative alla compilazione dei formulari (in essi quindi devono essere indicate tutte le tappe intermedie effettuate, nonché eventuali variazioni di percorso). E’ indifferente se il carico contempla solo non pericolosi o anche pericolosi.

 

Cass. Pen. Sez. III Sent. n. 45844 del 12-11-2019 – Escavazione fondali – Scarico in mare materiali di dragaggio – Impatto ambientale

Il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 109, disciplina l’immersione in mare di diverse tipologie di materiali , quali:

  1. a) i materiali di escavo di fondali marini o salmastri o di terreni litoranei emersi (comma 1, lett. a);
  2. b) gli inerti, materiali geologici inorganici e manufatti al solo fine di utilizzo, ove ne sia dimostrata la compatibilità e l’innocuità ambientale (comma 1, lett. b);
  3. c) il materiale organico e inorganico di origine marina o salmastra, prodotto durante l’attività di pesca effettuata in mare o laguna o stagni salmastri (comma 1, lett. c).

Il medesimo articolo esclude, anzitutto, il rilascio di un titolo autorizzatorio per l’immersione dei materiali di cui alla citata lettera c). Viceversa, per l’immersione in mare dei materiali di cui al comma 1, lett. a) viene prevista un’autorizzazione regionale oppure da un’autorizzazione rilasciata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, allorquando si tratti di interventi ricadenti in aree protette nazionali. Per quanto riguarda i materiali di cui alla lettera b) invece, è imposto il rilascio di un’autorizzazione regionale, salvo peculiari eccezioni indicate nel comma 3 dell’art. 109 cit. ovvero, in casi di opere di ripristino che non comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti, per le quali, è sufficiente la mera comunicazione.

 

Consiglio di Stato Sez. II n. 2941 del 12 aprile 2021 – Ambiente in genere. Momento di effettuazione della VAS

La VAS, in quanto passaggio endoprocedimentale, volto ad integrare le scelte discrezionali tipiche dei piani e dei programmi, al fine di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente sì da rendere compatibile l’attività antropica con le condizioni di sviluppo sostenibile, va effettuata durante la fase di predisposizione dello stesso, o comunque anteriormente all’approvazione del piano o programma, essendo preordinata a garantire che gli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione dei detti piani e programmi siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro approvazione definitiva.

 

Cass. Sez. III n. 15302 del 23 aprile 2021 – Rifiuti. Veicolo fuori uso quale rifiuto pericoloso – se l’impianto di demolizione non procede alla bonifica tramite le complesse operazioni indicate dalla legge, il veicolo deve continuare ad essere considerato un rifiuto speciale pericoloso

La natura di rifiuto pericoloso di un veicolo fuori uso non necessita di particolari accertamenti, quando risulti, anche soltanto per le modalità di raccolta e deposito, che lo stesso non è stato sottoposto ad alcuna operazione finalizzata alla rimozione dei liquidi o delle altre componenti pericolose. La distinzione contenuta nell’art. 184 D.Lgs. 152/2006 tra rifiuti pericolosi e non pericolosi deve essere, integrata con gli allegati al medesimo decreto legislativo e segnatamente con l’allegato D che contempla tra i rifiuti pericolosi con il codice CER 16 01 04 i veicoli fuori uso in generale e tra i rifiuti non pericolosi con il codice CER 16 01 06 “i veicoli fuori uso non contenenti liquidi ne’ altre componenti pericolose”. Deriva da tale distinzione che i veicoli non bonificati perché contenenti liquidi, nella specie costituiti dagli olii combusti dei circuiti idraulici e frenanti (cui l’elenco di cui al citato allegato conferisce di per sé autonomo valore di rifiuto pericoloso, come a titolo esemplificativo avviene per il liquido per i freni ivi con il codice CER 16 01 13) e  componenti meccaniche, quali marmitte e motori, la cui rimozione richiede operazioni complesse e comunque l’osservanza di specifiche norme di sicurezza, costituiscono perciò rifiuti pericolosi.

 

Consiglio di Stato Sez. V n. 3015 del 13 aprile 2021 – Rifiuti. Obblighi di controllo sulle proprie proprietà gravanti sui soggetti pubblici – gli obblighi delle pubbliche autorità per ottenere il rispetto della legalità da parte dei cittadini –

Deve essere riconosciuta l’accentuazione degli obblighi di controllo sulle proprie proprietà gravanti sui soggetti pubblici, riconducendoli al dovere dell’amministrazione di dare esempio del rispetto della legalità e ciò a maggior ragione quando si tratti di realtà locali caratterizzate dalla perduranza di situazioni emergenziali, dalla assenza diffusa di senso civico delle cittadinanze, da una diffusa omertà e dalla presenza di organizzazioni criminali proprio nel settore del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti: le pubbliche autorità possono concretamente esigere ed ottenere il rispetto della legalità, solo quando esse stesse ne danno l’esempio, applicando le leggi quando ne sono destinatarie e imponendo la loro applicazione, quando agiscano nell’esercizio dei loro doveri istituzionali. Né può assumere valore in qualche modo scriminante la indisponibilità di risorse economiche, sempre che non si dimostri la postergazione delle spese facoltative a quelle necessarie ad adempiere ai propri obblighi di proprietario, sacrificabili solo per prioritarie esigenze di soddisfacimento di funzioni essenziali.

 

Cass. Sez. III n. 12121 del 31 marzo 2021 – Urbanistica. Opere di scavo, sbancamento e livellamento del terreno – quando è necessario il titolo edilizio, nella ipotesi in cui il terreno non sia da considerare rifiuto

In tema di reati urbanistici, le opere di scavo, di sbancamento e di livellamento del terreno, finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli, in quanto incidono sul tessuto urbanistico del territorio, sono assoggettate a titolo abilitativo edilizio.

 

Consiglio di Stato Sez. IV n. 2949 del 12 aprile 2021 – Ambiente in genere. Differenze tra VIA – analisi del luogo e dell’area da parte della pubblica autorità – ed AIA – è l’autorizzazione unica della società

Le differenze tra valutazione di impatto ambientale e autorizzazione integrata ambientale sono caratterizzate dal fatto che mentre la prima si sostanzia in una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto dal progetto rispetto all’utilità socio-economica dallo stesso ritraibile, tenuto conto anche delle alternativi possibili e dei riflessi sulla c.d. opzione-zero, investendo propriamente gli aspetti localizzativi e strutturali di un impianto (e più in generale dell’opera da realizzare), la seconda – introdotta nel nostro ordinamento in attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento – è atto che sostituisce, con un unico titolo abilitativo, tutti i numerosi titoli che erano invece precedentemente necessari per far funzionare un impianto industriale inquinante, assicurando così efficacia, efficienza, speditezza ed economicità all’azione amministrativa nel giusto contemperamento degli interessi pubblici e privati in gioco, e incide quindi sugli aspetti gestionali dell’impianto. La VIA implica dunque una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all’utilità socio-economica, tenuto conto anche delle alternative possibili e dei riflessi sulla stessa c.d. opzione-zero; in particolare, la natura schiettamente discrezionale della decisione finale e della preliminare verifica di assoggettabilità, sul versante tecnico ed anche amministrativo, rende fisiologico che si pervenga ad una soluzione negativa ove l’intervento proposto cagioni un sacrificio ambientale superiore a quello necessario per il soddisfacimento dell’interesse diverso sotteso all’iniziativa; da qui la possibilità di bocciare progetti che arrechino vulnus non giustificato da esigenze produttive, ma suscettibile di venir meno, per il tramite di soluzioni meno impattanti in conformità al criterio dello sviluppo sostenibile e alla logica della proporzionalità tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettività che deve governare il bilanciamento di istanze antagoniste.

 

 

Il team Ambienterosa è a vostra disposizione. Per maggiori informazioni: avv. Rosa Bertuzzi (rosabertuzzi@ambienterosa.net).

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